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La Gioconda secondo Duchamp

In italiano, creatività fa rima con libertà. Ma è vero anche per il linguaggio universale dell’arte? Può esistere creatività senza regole?

Creare richiede sia metodo che improvvisazione, è vero.

Del resto, se non esistessero regole, non sarebbe neppure possibile metterle in discussione, sovvertirle e produrre idee dirompenti, come succede con il jazz.

E allora, come la mettiamo con le regole? Aiutano davvero la creatività?

Probabilmente sì, a giudicare dal numero di creativi che si sono cimentati con un personale elenco di regole e principi. Vediamone insieme qualcuno.

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DESIGN: IL DECALOGO DI DIETER RAMS

Si tratta di un vero e proprio decalogo di principi indirizzati ai designer per progettare in modo efficace, quello di Dieter Rams, padre dell’approccio Weniger, aber besser (“meno, ma meglio”).

Rams è stato tra i più influenti designer degli anni ’70 e ’80, e ha disegnato alcuni dei prodotti più iconici della seconda metà del ‘900: macchine per il caffè, calcolatrici, radio, attrezzature audiovisive e da ufficio oggi esposti nei musei, tra cui il MoMa di New York.

Le sue 10 regole per il buon design continuano ad ispirare i progettisti di tutto il mondo:

Alcuni degli oggetti disegnati da Dieter Rams

Il buon design è innovativo.
Il buon design rende utile un prodotto.
Il buon design è esteticamente attraente.
Il buon design aiuta a comprendere un prodotto.
Il buon design non è intrusivo.
Il buon design è onesto.
Il buon design supera le mode e dura nel tempo.
Il buon design è buono fino all’ultimo dettaglio.
Il buon design è attento all’ambiente.
Il buon design è essenziale.

Rispettarle tutti e 10 significa aver svolto, con tutta probabilità, un ottimo lavoro. Non è un caso che abbiano ispirato anche il design dei prodotti Apple.

È interessante, però, che le regole enunciate da Rams combinino una serie di concetti rimasti validi tanto per il design quanto per tutte le discipline che nascono dalla creatività con uno scopo di utilizzo, come ad esempio la grafica.

La domanda è d’obbligo: si tratta forse di principi universali, validi per ogni ambito della creatività?

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SOLO SEMPLICI REGOLE?

Anche il grande scrittore Ernest Hemingway, per esempio, aveva definito una serie di regole relative al suo processo creativo.

Ernest Hemingway

Ernest Hemingway

Oltre all’abitudine di scrivere ogni giorno e di ricercare incessantemente la verità, è nota tra i copywriter e gli scrittori, la sua esortazione all’essenzialità, ad un linguaggio pulito, fatto di frasi chiare e concise, di costrutti positivi, quindi lineari, e di linguaggio incisivo.

Allo stesso modo, le regole enunciate da George Orwell nel suo Why I write, si rifanno a concetti simili: pulizia, chiarezza, eliminazione del superfluo.

L’essenzialità, del resto, ha guidato anche i principi di David Ogilvy, considerato il padre della pubblicità moderna. Nel 1982 Ogilvy inviò ai suoi dipendenti una nota intitolata “come scrivere”, in cui tracciava 10 regole per scrivere bene. Tra queste:
– Scrivi come parli. In modo naturale.
– Scrivi parole brevi, frasi brevi, paragrafi brevi.
– Non scrivere mai più di due pagine. Qualunque sia l’argomento.

La via dell’essenzialità è quindi la migliore per arrivare a un buon risultato creativo?

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BRUNO MUNARI: UNIRE IL CASO CON LA REGOLA

Un altro grande designer, stavolta italiano, si è interrogato sul complesso rapporto tra regole e creatività: Bruno Munari.

Bruno Munari

Bruno Munari

Munari sosteneva che il progetto vive di regole. Ne ha scritto in un saggio pubblicato nel 1971 dal titolo Artista e designer, dedicato proprio al processo creativo.

Munari si è servito dei limiti e delle regole per trasformarli nel loro opposto, facendone strumenti  per superare le convenzioni progettuali e semplificare i processi. Per usare proprio le parole di Munari: complicare è facile, semplificare è difficile.

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UNA RICERCA CONDIVISA

Le regole sono diverse per ognuno, dunque, ma c’è un fil rouge che lega Rams, Hemingway, Ogilvy, Munari e una lista infinita di artisti e creativi: la ricerca della pulizia delle idee che stanno a monte della creazione, un Less, but better che non lascia spazio all’interpretazione.

Le regole servono quanto le idee chiare, e anzi le aiutano. Alla creatività, poi, il compito di stravolgerle più o meno gentilmente.

Perché il curioso paradosso di tutto questo processo è che nulla stimola la creatività quanto i confini.

CreditsL.H.O.O.Q. (1919) è un ready-made dell’artista dadaista Marcel Duchamp. Il dadaismo ha come fulcro il rifiuto delle convenzioni, dall’estetica cinematografica e artistica alle ideologie politiche e lascia all’artista la massima libertà creativa, con una predilezione per tutto ciò che è fortemente anticonvenzionale.

D. Come descriveresti la Tape Art a chi non la conosce?
Possiamo definire laTape Art una forma d’arte a sè stante che utilizza il nastro adesivo come strumento d’espressione.
Inizialmente utilizzata da pochi artisti come pura sperimentazione, negli ultimi anni è cresciuta e ha trovato il suo pieno sviluppo in un contesto urbano tra muralismo, poster art, street art e graffitismo. Partendo da semplici forme geometriche che interagivano con l’architettura urbana siamo arrivati ad un livello culturale molto alto, con installazioni concettuali, mostre, fiere e opere di una complessità sorprendente, quasi pittoriche.

D. Tu ti definisci “artista e filosofo del nastro adesivo”. Ci racconti perché?
In realtà è una citazione di un giornalista che mi aveva stupito particolarmente, perché prende in considerazione un aspetto importante del mio lavoro, cioè l’aspetto più concettuale, di solito nascosto. Spesso diamo per scontato che un artista agisca su impulso, che è vero, ma per quanto mi riguarda c’è anche lato più profondo e progettuale, traducibile in una sorta di devozione verso la geometria e il suo impatto visivo.

D. Ci racconti come è cominciata la tua ricerca artistica sulla Tape Art?
In primis, per via di questa passione verso la geometria sviluppata sin da bambino. Mi ha sempre interessato l’astrazione sia mentale che rappresentativa, e arrivare alla Tape Art è stato un processo abbastanza naturale.
Non c’è stato un vero e proprio punto di partenza, ma la prima sperimentazione che ritengo di un certo valore è quella legata alla strada, al mondo dei manifesti pubblicitari dove facevo interagire il nastro adesivo con il linguaggio fotografico dell’advertising.
Era il 2004/2005, il nastro adesivo era un puro strumento lineare con cui cercavo di portare le immagini ai minimi termini, stravolgendo il senso dell’immagine fotografica.
Ora invece sono arrivato ad un punto dove il nastro adesivo è materia pittorica pura, le linee si intrecciano, si sovrappongono, creano livelli di colore formando tratti somatici di personaggi immaginari e non.

D. Tu sei uno dei più noti Tape Artist mondiali. La tua produzione è concentrata sulla Tape Art o utilizzi anche altri media?
La Tape Art è il mio quotidiano, è una scelta di vita. Non riesco a definire la Tape Art come una corrente o periodo artistico, ma piuttosto come una scelta ben precisa per veicolare le mie visioni. Soprattutto negli ultimi anni lo strumento “nastro adesivo” è sempre di più materia plastica accostabile alla pittura, seppur con uno stile geometrico. Altri media, come ad esempio il digitale, il video e l’utilizzo dei neon, sono solo un extra, un supporto alla materia “nastro”.

D. Qual è il tuo background?
Non ho un background di tipo artistico, ho cercato di costruirmi una mia cultura e creatività a 360 gradi senza un approccio scolastico. Seppure dentro di me sentivo che l’arte sarebbe stata la mia via, da ragazzo avevo altri desideri professionali: fino a 18 anni ho concentrato le mie idee su altro. Poi ho deciso di seguire un percorso di studio verso l’architettura, il design e l’illustrazione.

D. Qual è la cosa più bella quando cominci a lavorare ad un nuovo artwork?
Il pensiero, il visualizzarla nella mente. L’idea.

E la più difficile?
Cercare di non tagliarsi costantemente, ah ah.

D. Quando e come hai capito che avresti voluto concentrarti sulla Tape Art?
Fin da subito, già durante gli studi universitari. Però c’è voluto più tempo per dedicarmici a tempo pieno: ai tempi, e parliamo di più di 12 anni fa, ero distratto da altre problematiche sia professionali che di vita… ma ogni cosa arriva al tempo giusto.

D. Qual è il primo artwork che hai realizzato? Ti piace ancora?
Se con artwork intendiamo quella che per prima ho considerato opera, mi riesce molto difficile. Non la ricordo con precisione, perché si cambia costantemente e ogni nuovo passo in avanti ti fa vedere il passato come un qualcosa da migliorare e far evolvere.

D. Quanto tempo ci vuole per realizzare una delle tue opere?
Spesso anche poche ore, ma a volte ci vogliono mesi. La differenza sta nell’approccio iniziale. Se una idea è istintiva la velocità è determinante per non perdere la visione. Su installazioni e mostre i tempi sono più cauti, si procede con calma per avere tutto sotto controllo. Altre opere vengono iniziate, abbandonate e poi riprese… bisogna vedere il progetto a 360 gradi, con lo sguardo dall’alto.

D. Quali sono i tuoi artisti di riferimento?
Non ho veri e propri artisti di riferimento, sono una spugna. Devo ammettere che, essendo nato prima degli anni 80/90, tutto quel periodo mi ha influenzato fortemente, dal rock e punk, allo skate, surf, oltre ai film e videogiochi di quell’epoca.
Posso però citare due pittori, Thomas Cole e John Martin; che, seppur lontani dalla mia produzione, sono stati un spinta a cercare la mia strada: le loro visioni naturalistiche e allo stesso tempo apocalittiche sono pura grandezza.

D. Dove trovi l’ispirazione per le tue opere? Che cosa ti ispira?
Come dicevo prima, la mia mente è un po’ una spugna, ho una specie di archivio mentale a cui attingo costantemente, e le immagini si formano da sole. Ci sono dei periodi in cui le ispirazioni sono troppe e per fare ordine sento l’esigenza di realizzare una sorta di archivio stampato o un box raccoglitore, in modo tale da concentrare le idee. Ho la fortuna di avere una discreta memoria visuale.

D. Qual è il tuo manifesto?
WE BELIEVE IN ANGLES AND STRAIGHT LINES!

D. Come sarà il tuo corso?
L’idea è di guidare i partecipanti verso una esperienza creativa non convenzionale, guidandoli passo passo nella creazione di un’opera di Tape Art che rispecchi la loro naturale inclinazione stilistica e professionale.
A tutti daremo un punto di partenza comune, sviluppando il primo giorno una moodboard creativa e il secondo giorno lavorando alla realizzazione dell’opera.
L’idea è di lavorare con un approccio futuristico/fantascientifico, immaginando una metropoli “Acqua su Marte”, dove i partecipanti saranno i nostri designer del futuro e utilizzeranno il loro linguaggio artistico contaminandolo con il nastro adesivo (es. chi si occupa di moda potrebbe interpretare un modellino/abito cyberpunk, un illustratore un poster politico corporativo o un fotografo uno scatto rivisitato della città ecc..)

Ph. Marco Montanari

D. Che lezione ti ha insegnato la Tape Art?
La pazienza e la resilienza: ore, giorni, mesi… un pezzo di nastro alla volta per arrivare alla meta. La diversità tua e degli altri: come i nastri, che sono differenti per tipo, colore, texture, così sono le persone: ognuna ha bisogno di un’attenzione specifica, bisogna confrontarsi, mettersi nelle condizioni di capire.

Per cause di forza maggiore, il workshop di NO CURVES slitta al 20 e 21 gennaio 2018

Prenotati per il primo Workshop di Tape Art, a Milano, da Acqua su Marte. È un’occasione irripetibile!

D. Da quanto tempo lavori come videomaker?
R. Ho iniziato a fare video quando avevo 16 anni. Non avevo una telecamera e quindi usavo le sequenze fotografiche per realizzarli. Uno dei miei primi video l’ho fatto con scatti e lightpainting: un mese di lavoro! Ho cominciato a realizzare video professionali a 20 anni, con una grossa casa di produzione romana di videoclip.

D. Cosa consiglieresti a chi si vuole approcciare a questo mestiere?
R. Di farlo solo per passione e per amore. Questo lavoro permette affascinanti sviluppi, ma è anche difficile e impegnativo, e ci vuole molto impegno e dedizione che solo la passione e la tenacia possono darti.

D. Qual è la cosa più bella del tuo lavoro?
R. Sicuramente fare ogni settimana cose diverse. Poi a me piace anche il lato un po’ più nerd, come scoprire camere nuove e tecniche nuove… è una cosa che mi manda nel mio mio nirvana. Un altro lato bellissimo è che mi permette di viaggiare molto, vedere posti nuovi e conoscere gente nuova, come nel video che abbiamo girato per Federvini per Le Balene.

D. E la più difficile?
R. Il non potersi fermare un attimo, perché il lavoro non ti cade mai dal cielo.

D. Quando hai capito che avresti voluto dedicarti al video making? C’è stato qualcosa in particolare che ti ha fatto decidere?
R. L’ho capito da piccolo in verità. Mio padre montava video delle operazioni ospedale e già da allora ero affascinato dal software che utilizzava. In seguito mi sono appassionato alla fotografia, poi ho capito che quello che volevo davvero era produrre immagini per poterle montare. Il motivo poi che mi ha portato a fare il videomaker è stato il desiderio di non accontentarmi, ma di fare qualcosa che mi piaceva veramente.

D. Qual è il primo video che hai girato? Ti piace ancora?
Ancora oggi, ogni volta che realizzo un video, passano sempre parecchi mesi prima che lo riguardi, perché vedo soprattutto gli errori, e io voglio sempre fare meglio. Però, quando riguardo i miei primi video, sono più indulgente, perché rivedo un ragazzo che faceva video con ingenuità ma con tanta passione.

D. Oggi consumiamo i video (musicali, spot, di cucina, etc) molto velocemente. Ma quanto lavoro c’è dietro?
Fare un video è veramente difficile, perché dietro ogni secondo ci ci sono 25 bei fotogrammi che devono trasmettere una sensazione, senza che questa sia troppo diretta o, al contrario, eccessivamente enigmatica.

D. Tu hai girato numerosi videoclip (Numero Uno di Ensi, Sushi e Cocaina di Marracash, Femmina Alfa di Baby K). Che differenza c’è nel girarli, rispetto a un video più tradizionale?
I videoclip sono la parte più bella della mia carriera e mi sono divertito come un pazzo a girarli. Nel videoclip hai massima libertà narrativa ed estetica, le regole possono essere infrante ed è più forte la comunicazione non verbale che quella di una narrazione lineare. Nei video, io non amo raccontare storie troppo dichiarate ma preferisco trasmettere sensazioni.

D. Quali sono i tuoi videomaker/registi di riferimento?
Ho amato tanto i registi asiatici, sin da piccolo. La mia vera fonte d’ispirazione però non sono i registi ma i fotografi e la fotografia in generale.

D. Qual è il tuo manifesto?
Dogma 95. Mi piace molto il loro recupero della pulizia delle situazioni e adoro girare con la macchina a spalla; anche perché si adatta meglio alla mia indole. Sono iperattivo e non mi piace stare fermo.

D. Come sarà il tuo corso?
Sicuramente sarà un corso con un taglio divertente, perché mi annoia la noia. Però ho imparato tante cose in questi anni e penso che le basi tecniche siano indispensabili per la formazione, quindi batterò tanto anche su questo aspetto.

D. C’è una lezione che ti ha insegnato il video making?
Che ci vuole tanta empatia per raccontare. Il nostro lavoro è fatto di contatti con gente molto diversa e bisogna sempre capire chi c’è dall’altro lato della macchina per poter premere il tasto REC e portare a casa un buon lavoro.

*Gianluca Catania è il fondatore della casa di produzione Trees-Home, con cui ha prodotto numerosi spot e video musicali, e terrà il Workshop di Video Making, il 28 e 29 ottobre 2017 da Acqua su Marte.

Da: Now I Sea

D. Da quanto tempo pratichi la calligrafia?
R. Da 9 anni

D. Secondo te, per chi è adatta?
R. La calligrafia è un’antica forma di artigianato, e studi recenti hanno confermato che scrivere a mano attiva parti del cervello sopite che la scrittura digitale sta addormentando. Quindi è adatta a tutti.

D. Quando è stato il tuo primo incontro con la calligrafia? Come ti ha conquistato?
R. Ho visto un video su Youtube di un calligrafo tedesco: da quel momento in poi è stata passione e ossessione.

D. Ci vuoi raccontare il tuo primissimo tentativo?
R. Il primissimo tentativo è stato da autodidatta e con strumenti sbagliati. Molta frustrazione ma anche molta curiosità. Stavo cercando di imitare quello che avevo visto e non avevo capito che dietro c’è tanto studio, e tanta conoscenza delle basi. Prima camminare, poi correre.

D. Come prende forma un progetto di calligrafia e quanto lavoro c’è dietro?
R. A volte è uno spunto visivo. A volte è una citazione. A volte è la pura curiosità di sperimentare qualcosa di nuovo. Dietro c’è tanta pratica ma anche tanto istinto. Io calligrafo quotidianamente, sia per me che per lavoro.

D. C’è qualcosa di particolare a cui stai lavorando attualmente?
R. Ho appena concluso un progetto personale che mixa calligrafia e foto subacquee. Si chiama Now I Sea ed è pubblicato su Instagram.

D. Chi sono i calligrafi che tieni d’occhio con più interesse?
R. Tutti… non sai mai da chi può arrivare una novità o una ispirazione. Quelli più bravi secondo me sono: Paul Antonio, TheosOne, FrakOne, Tom Kemp, ma anche lettering artist come James Lewis, Daniele Tozzi, Mike Meyers o artisti come Shoe, Pokras Lampas… ce ne sono davvero tanti.

D. Qual è il tuo manifesto?
R. What have you created today? È la domanda che mi faccio ogni giorno quando spengo il computer e poso la penna.

D. Quindi come sarà il tuo corso?
R. Uno stimolo a rivedere il proprio approccio creativo. Più lento e più consapevole: la calligrafia è una grande palestra

D.Hai un consiglio per chi vorrebbe affacciarsi a quest’arte fascinosa ma ne è un po’ intimorito?
R. È facile come scrivere ma è difficile come imparare a camminare. Però, una volta fatti i primi passi, è davvero liberatoria.

 

D.Che cosa insegna davvero la calligrafia?
R. La pazienza.

Trovi tutti i lavori di Francesco Guerrera,  sia su Instagram che su Facebook.

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*Se vuoi appassionarti anche tu all’affascinante arte della calligrafia Francesco Guerrera tiene un workshop di Calligrafia Base sabato 30 settembre e domenica 1 Ottobre da Acqua su Marte.

Inoltre, se vuoi conoscere alcuni degli artisti che ispirano Francesco, il 28 e 29 ottobre avremo Il Workshop di Calligrafia Gotica Textualis Quadrata di Paul Antonio, mentre il 18 e 19 novembre avremo il Workshop di Hand Lettering 3D di James Lewis.


Questo autunno abbiamo pensato anche ad una serie di corsi di fotografia e video. Eccoli tutti!

28-29 Ottobre
Video Making

Un workshop denso di contenuti per farsi un’idea chiara sul video making: in programma regia, fotografia, riprese e montaggio per produrre video light, oltre ad una parte pratica di riprese in giro per Milano e un approfondimento sulla color correction.

L’insegnante è Gianluca Catania, fondatore della casa di produzione Trees-Home e regista di innumerevoli spot e video musicali.

 

Corso di sceneggiatura

11-12 Novembre
Sceneggiatura
Scrivere una sceneggiatura, raccontare storie con le immagini: un workshop pratico e molto concreto, due giorni di lavoro intenso con tool professionali, guidati dal talento visionario di Umberto Contarello, sceneggiatore con Paolo Sorrentino del film premio Oscar La grande bellezza.
Insegnante: Umberto Contarello

Hand Lettering

18-19 Novembre
3D Lettering
Un workshop che, a dispetto del nome, non prevede l’utilizzo del computer, ma farà sporcare le mani agli allievi : il lettering viene eseguito a mano con una tecnica “hands on” con maschere, nastri e colori, sotto la guida di James Lewis, lettering e typography artist inglese.
Insegnante: James Lewis

In arrivo nel 2018

20-21 Gennaio
Tape Art
La tape art è una forma di street art, derivante dal graffitismo, che prevede la creazione di opere d’arte anche molto complesse partendo da semplici nastri adesivi. Il workshop è limitato a max 15 allievi che verranno guidati passo passo nella creazione di un’opera, un’esperienza creativa che è anche un esercizio di pensiero laterale.
Insegnante: No Curves

(data da definire)
Fotografia creativa per Instagram e Fotografare il cibo per Instagram

Il confronto con il modello di comunicazione per immagini di Instagram è inevitabile per chi vuole presidiare efficacemente la sua presenza sul web. Si tratta di fotografia, ma con un suo linguaggio specifico, semplice solo in apparenza. Per essere efficaci bisogna conoscerne bene le dinamiche.

Vi proponiamo due workshop, ciascuno di una giornata, che integrano teoria e pratica: uno per approfondire le dinamiche della fotografia creativa con @benedettodemaio, e uno per approfondire quelle della fotografia food con @dailybreakfast.

A proposito di creatività, come nascono le idee?Prosegue anche questa settimana la nostra riflessione sulla creatività.

Siamo affascinatida questa qualità sfuggente, difficile da afferrare, evanescente eppure concreta, o meglio, genitrice di cose concrete – ogni volta che alla nascita delle idee segue anche la realizzazione (e non è detto, come sappiamo).

Già, a proposito: esattamente, come nascono queste benedette idee?

Se l’è chiesto anche Andrew Norton, un film maker canadese, e ha provato a trovare una risposta con Where do ideas come from?.  In questo video, diversi creativi, dal regista visionario David Lynch sino alla scrittrice Susan Orlean, passando per giornalisti radio e tv, artisti e anche bambini, raccontano in che modo, secondo loro, le idee spuntano dentro le nostre teste.

Scintille creative: istruzioni per l’uso

La prima notizia è che non c’è accordo sulle modalità di produzione delle idee: ognuno descrive il processo a modo suo. La creatività sfugge a qualsiasi tipo di incasellamento.

Lynch, per esempio, parla di frammenti che si ricompongono lentamente in un puzzle nella sua testa, fino a prendere una forma precisa.
Susan Orlean parla di un’idea che all’improvviso rompe il blocco creativo successivo alla conclusione di ogni suo lavoro. Robert Krulwich, giornalista americano, invece la percepisce come una specie di prurito, un fastidio nel retro della mente, che lo costringe a pensarci e ripensarci sino a che l’idea arriva.

Per altri l’ispirazione arriva in seguito ad uno stimolo esterno, spesso spiazzante, a cui la mente risponde moltiplicandolo.

Questo stimolo può arrivare da un’oggetto fuori posto, una poltrona di velluto in mezzo alla strada, una scarpa sul marciapiede, una frase in un libro, un profumo inaspettato, oppure qualcosa che improvvisamente guardiamo invece di vedere.

La penna biro, per esempio, esiste grazie all’intuizione di László József Bíró che, guardando dei bambini che giocavano a biglie per strada, notò che quelle passate nella pozzanghera lasciavano una lunga traccia liquida: lo stesso meccanismo della penna a sfera.

L’importante è che sia qualcosa che irrompa nella normalità.

Il network liquido della creatività

Siamo quindi destinati ad aspettare che si accenda la lampadina, andando in giro a caccia di scintille?

Steven Johnson, autore e divulgatore, ha tenuto un TED Talk molto interessante proprio su questo argomento: Where do good ideas come from?
La sua tesi è affascinante. Noi siamo abituati a pensare all’arrivo dell’Idea Brillante come ad un momento rivelatore – il momento Eureka! – un miracoloso nanosecondo in cui i frammenti di idee si calcificano attorno ad un nucleo e creano l’Intuizione, un’idea completa – e brillante, come il principio di Archimede, o la mela di Newton.

In verità, osserva Johnson, questa è solo quello che succede in apparenza, anche se ci piace credere al mito dell’ispirazione – dicevamo già la settimana scorsa che ha un suo certo fascino.

Quello che sfugge ai più è che questi momenti di ispirazione sono preceduti da una lunga incubazione, un network liquido in cui per giorni, mesi, a volte anche per anni, le idee si vanno lentamente stratificando nell’inconscio, prima di trovare l’esca che li stani da dentro la nostra mente.

A guardar bene, l’ispirazione è due volte un mito.
Sia perché da sola non basta, e quando arriva la buona idea bisogna lavorarci, e pure tanto, ma anche per via di quella storia che che arrivi in un unico, glorioso istante, per dono quasi divino: mica vero.

Per quanto intrigante sia lo storytelling, le idee non nascono dal nulla, ma dall’incontro di due elementi: una scintilla, da un lato, che stimoli la creatività, ma soprattutto una mente flessibile e ricettiva dall’altra parte che sia capace di coglierla, e farne buon uso.

Occorre dunque una mente flessibile e allenata, ma anche ben nutrita di stimoli.

La fortuna aiuta gli audaci, certo, ma anche le menti connesse.

Credits: screenshot da Where do ideas come from? di Andrew Norton

L'artista solitari e tormentato, uno dei luoghi comuni sui creativiAh, questi creativi! Sempre con la testa tra le nuvole, geniali ma eccentrici, brillanti ma inconcludenti, autocompiaciuti, senza spirito pratico, bizzarri e a volte persino un po’ matti… quanti sono i luoghi comuni sui creativi?

Questi sono quelli che abbiamo raccolto noi.

#1
Mito: i creativi sono diversi dai comuni mortali, hanno un dono superiore.
Realtà: siamo tutti creativi.

Se da una parte non tutti siamo interessati a mestieri creativi, è vero che siamo tutti creativi: la natura umana stessa è fortemente creativa. Trovare soluzioni ai problemi, inventarsi usi alternativi, per dire, delle bottiglie d’acqua vuote o degli scarti del centrifugato, trovare il modo di recuperare una vecchia credenza: sono tutte operazioni di trasformazione creativa della realtà, se ci pensiamo bene.

Certo, come tutte le caratteristiche umane può essere più o meno sviluppata, però è bene ricordare che la creatività umana è varia e multiforme e non si limita solo alle belle arti o al design.

#2
Mito: grazie all’ispirazione, i creativi sono capaci di creare facilmente e velocemente
Realtà: tutta la faccenda dell’ispirazione è un mito

L’ispirazione, l’idea brillante, l’intuizione, o in qualsiasi modo la vogliamo chiamare, sfugge alla volontà, e quindi alle definizioni – e questo le ha dato, secondo alcuni, un’aura magica, prerogativa di pochi eletti.

In verità, sebbene il processo creativo mantenga pervicacemente una componente di mistero, c’è una cosa chiara come la luce del giorno: che l’ispirazione non basta da sola, e che se non è seguita da molto lavoro, non si concretizzerà nulla. Sintetizza bene Chuck Close, pittore: “L’ispirazione è per i dilettanti – il resto di noi si mette al lavoro.”

#3
Mito: i creativi sentono tutto in maniera più intensa, sono più sensibili, più tormentati
Realtà: I creativi hanno semplicemente una spiccata capacità di fare connessioni trasversali.

L’artista come anima tormentata è un’eredità del romanticismo, di vago sapore adolescenziale, che ha poco a vedere con la realtà delle cose.

Prima di tutto perché, se siamo tutti creativi, ne consegue che le differenze comportamentali o di sensibilità sono legate all’individuo e non alle sue occupazioni, creative o meno. In secondo luogo, le storie di straordinari artisti e creativi tutt’altro che ineccepibili dal lato umano, hanno dimostrato da tempo che il fatto di creare, da solo, non rende gli esseri umani né migliori né peggiori degli altri.

#4
Mito: i creativi sono inaffidabili, sono inconstanti, procrastinatori, indisciplinati
Realtà: i professionisti devono rispettare briefing, deadline e consegne

Qualsiasi artista e/o creativo, che sia eccentrico o dalla biografia monotona, se non lavora con criteri professionali è estremamente difficile che riesca a costruirsi una carriera. Punto. Tutto il resto è hobby. O discutibile storytelling.
Vale sempre il famoso detto di Edison: il genio è 5% ispirazione e 95% traspirazione, sudore. Lavoro, insomma.

#5
Mito: i lavori creativi sono più facili e divertenti degli altri
Realtà: i lavori creativi sono impegnativi tanto quanto gli altri

Premesso che i lavori degli altri sono sempre più facili, i risultati dei lavori creativi sono più semplici da capire rispetto, per esempio, a un leveraged buyout o a una operazione in laparoscopia.
Inoltre, grazie al mito dell’ispirazione, sembra che il creativo non debba far nulla se non aspettare l’intuizione e metterla giù in pochi minuti senza nemmeno spettinarsi il ciuffo.

Chiunque vi ci si sia mai cimentato concretamente, in realtà, sa che non è così: un conto è creare qualcosa che abbia un risultato comprensibile e un conto è tutto il lavoro che precede la sua creazione.

Il paradosso è che, nel campo della creatività, la leggibilità, l’eleganza, la classe del risultato, tutti quegli elementi che danno la sensazione di prodotto ben fatto, quindi prodotto senza sforzo, sono direttamente proporzionali al lavoro che c’è dietro. Più trasuda leggerezza, insomma, più mestiere e impegno c’è dietro.

E tu, quali luoghi comuni sui creativi hai incrociato sulla tua strada?

Credits: l’immagine è una foto del Il viandante sul mare di nebbia, di Caspar David Friedich, il quadro romantico che meglio sintetizza il mito dell’artista come essere solitario e tormentato. Il luogo comune #3, insomma.

5444Può capitare che la creatività si blocchi. Che siate scrittori, disegnatori, scultori, designer, copywriter – in una parola, creativi – è probabile che abbiate sperimentato almeno una volta un momento di impasse creativa, quando improvvisamente sembra che le idee si siano prosciugate come l’acqua nel deserto.

La prima buona notizia è che potete stare tranquilli: succede a tutti ed è normale.

La seconda buona notizia è che superare questo blocco è possibile.

Ecco i suggerimenti di alcuni giovani artisti e creativi.

E ora qualcosa di completamente diverso

La creatività si nutre di pensiero laterale, lo sappiamo. Per trovare idee nuove e ispirate è necessario rompere le certezze e le abitudini mentali, e questo spesso succede cambiando il punto di vista, o semplicemente facendo qualcosa di diverso.

Secondo Matthias Heiderich, fotografo tedesco, il blocco creativo arriva per troppi stimoli. Il cervello è confuso e diventa improduttivo. La soluzione è lasciare tutto e farsi una passeggiata. Prendere nota dei dettagli, dei colori, delle forme. Insomma, concentrarsi su qualcosa di diverso. È un reset che fa bene alle idee.

Gina Rivara, artista e designer di Chicago, quando è bloccata si concede una cena in un bel ristorante e si apre a nuovi stimoli. Che odori arrivano dalla cucina? Di che colore sono le pareti? Che font vengono usati nel menù? Come sono al tatto le posate? Spostare l’attenzione sui sensi nutre il cervello di stimoli che aiutano a produrre nuove idee.

L’artista mixed-media Trey Speegle suggerisce invece di fare un disegno, poi fotocopiarlo 50 volte, e quindi di alterare l’immagine quante volte si vuole. il compito ripetitivo blocca la parte più razionale del cervello, mentre la trasformazione imprevedibile stimola la parte creativa e aiuta a far fluire nuove idee.

Shing Yin Khor, scultrice, disegnatrice e artista, invece, quando è a corto di idee, si dedica alle incombenze amministrative. Dopo pochi giorni dedicati alla parte noiosa del suo lavoro, la voglia di fare tutt’altro fa fluire energia e nuove idee.
Della stessa opinione anche l’illustratrice Johanna Basford. Le idee migliori vengono quando ci si dedica a compiti noiosi e poco creativi.

Fare scorta di creatività

4858In genere sono tutti d’accordo: l’ispirazione arriva nei momenti più impensati, e va catturata al volo. Per questo bisogno sempre tener pronto un taccuino in cui prendere nota, da cui trarre spunti nei momenti di blocco, sostiene, tra gli altri, il director designer Craig Ward.

La pittrice Gail Potocki, invece, quando è bloccata si tuffa nella sua biblioteca di libri d’arte e a volte le soluzioni arrivano da artisti di secoli prima.

Anche la digital artist Jenny Odell si rivolge ai libri: nei momenti di impasse visita la biblioteca d’arte della Stanford University e si dedica ad approfondire argomenti che non conosce, che non avrebbe trovato online.

Altri spunti possono arrivare da contaminazioni con altre discipline creative: gli illustratori possono trarre ispirazione dalla fotografia, i fotografi dalla pittura, i pittori dalla typography. Ma anche dai viaggi più o meno lunghi: vedere posti diversi nutre il cervello di stimoli e nuove idee.

I viaggi, peraltro possono essere anche interiori. Il rilassamento profondo è prezioso, perché permette di accedere al tuo subconscio: una miniera di idee a cui altrimenti non puoi avere accesso. Bisogna prenderne nota subito, perché presto ritornano da dove sono venuti, dice Casper Franken dello studio di illustrazione e animazione Shotopop.

C’è anche chi, come la lettering artist Jessica Hische porta il rilassamento sino in fondo e utilizza il sonno: ci dorme sopra, come si dice, facendo passare una notte tra la scintilla creativa e l’esecuzione. Oltre a riposare il corpo, rigenera anche le idee.

È solo arte

Ogni professionista della creatività, prima o poi sviluppa le sue strategie per ovviare al blocco creativo. Non non esiste una formula magica che funzioni per tutti.

Elizabeth Gilbert, nota scrittrice, ha dedicato il suo ultimo libro, Big Magic, e alcuni Ted Talks (questo e questo, per esempio) proprio al mistero della creatività.
La Gilbert, dopo aver incoraggiato il lettore a seguire la sua indole creativa, aggiunge che ci possiamo rilassare. Dopotutto “è solo arte”.

Certo, per il lettore anglosassone art è una parola meno impegnativa che in italiano. È vero però che l’ansia da prestazione che a volte sovraccarica i creativi è inutile, e anzi, rischia di ostacolare un processo che, in fondo, chiede solo di fluire.

Conclude la Gilbert:

“Non sei responsabile della vita di 20 persone su di una piattaforma petrolifera. Non stai facendo un’amputazione per strada in una zona di guerra. Non stai neanche guidando uno scuolabus. Stai solo creando, non c’è niente di reale in gioco, qui. Perciò va’ e crea qualcosa di carino. O di goffo. O di piccolo, o di grande, o di brutto, o di sperimentale o di folle. Non importa. Goditi il processo. Lascialo andare. È davvero solo arte.”

Credits: nelle foto, Siren e Sphinx di Marc Quinn, due staute che ritraggono Kate Moss, musa incontestata dell’arte contemporanea inglese.

Fonti: 
https://www.fastcompany.com/3045143/10-techniques-from-professional-artists-on-how-to-break-through-creative-blocks
http://www.creativebloq.com/graphic-design-tips/20-expert-tips-to-beat-creative-block-123523
http://www.copyblogger.com/how-elizabeth-gilbert-writes/

POKRAS_LAMPAS_WORKSHOPCalligraffiti & Calligrafuturism con Pokras Lampas

*For English version please scroll down

Questo workshop consiste di due workshop separati il 10 e l’11 giugno più una performance serale, tutte e tre acquistabili separatamente.

Programma:

  • Venerdì sera: Lezione + domande del pubblico. Tema: How our past connects with the future of art. Statement e ricerca artistica di Pokras Lampas. (2 ore + domande).
  • Giorno 1 (Sabato): teoria + introduzione ai calligraffiti & alle tecniche di calligrafia moderne. Portfolio review e pratica di calligraffiti su piccole superfici. (8 ore)
  • Giorno 2 (Domenica): pratica di calligraffiti su grandi superfici, con pennelli, vernici, bombolette spray, materiali e tecniche miste (dalla bomboletta, al pennello, dalla scopa di saggina alla brushpen) (8 hours)

Insegnante: Pokras Lampas

Livello: intermedio – il corso è dedicato ad artisti, writers e calligrafi propensi all’arte (non è obbligatoria la conoscenza della calligrafia e dei suoi strumenti)

Scopo: esplorare un nuovo mondo di strumenti e tecniche moderne. Progettare un opera originale basata sulla calligrafia attraverso l’esplorazione di diverse tecniche e stili che prendono spunto dalla calligrafia e dalla street art.

Strumenti: tutti gli strumenti calligrafici e da lettering in possesso del partecipante.

Dove: da Acqua su Marte, via Alessandria 3, Milano – MM Porta Genova

Quando: venerdì 9 giugno dalle 19; sabato e domenica 10 e 11 giugno, dalle 10 alle 18.

Edit: il workshop di Pokras Lampas è stato posticipato a data da destinarsi per problemi di lavoro di Pokras Lampas.

 

 Pokras Lampas' Calligraffiti

english[ENG] Calligraffiti & Calligrafuturism with Pokras Lampas

This workshop consists of two separate days plus an evening lecture, all of them purchasable separately.

Program:

  • Friday Evening: Lecture and Q&A. How our past connects with the future of art. Artistic research & statement. (2 hours + question time).
  • Day 1 (Saturday): theory + introduction to calligraffiti & modern calligraphy techniques. Portfolio review and calligraffiti practice on small surfaces. (8 hours)
  • Day 2 (Sunday): calligraffiti practice on big surfaces, with brushes, paint, spray, mixed techniques and materials (from spray paint to brush, broomcorn brooms, or brush-pen). (8 hours)

Teacher: Pokras Lampas

Level: intermediate – course dedicated to artists, writers and calligraphers inclined towards art (partecipants do not have necessarily to be familiar with calligraphy and its tools, as long as they’re familiar with their own art tools).

Aim: to explore a new world of modern techniques and tools. To design an original work of art based on calligraphy, through the exploration of different techniques and styles originating from the intersection of calligraphy and street art.

Tools: All calligraphic, lettering or art tools owned by the participants.

Where: @ Acqua su Marte, via Alessandria 3, Milano – Underground Stop: Porta Genova (Green Line)

When: Friday 9 h19, Saturday  10 June, Sunday 11 June, from 10 to 18.

Edit: Pokras Lampas’ workshop was postponed due to some working problems.

Workshop di sceneggiatura con Umberto ContarelloSCENEGGIARE, DISOBBEDIRE.

Workshop di sceneggiatura con Umberto Contarello, sceneggiatore con Paolo Sorrentino del film premio Oscar “la Grande Bellezza” e della serie tv “The Young Pope”.

“La sceneggiatura non è più quella di una volta, per fortuna. Qualcuno ha spalancato le gabbie del racconto, i personaggi circolano liberi e piegano le storie al loro destino, gli effetti speciali scardinano le convenzioni narrative.”

Da Acqua su Marte, in collaborazione con la Civica Scuola di cinema “Luchino Visconti”, tutti coloro interessati alla scrittura per il cinema avranno un’occasione eccezionale: quella di approfondire la sceneggiatura in un due giorni di studio faccia a faccia con un grande sceneggiatore e scrittore italiano che parla la lingua del cinema e delle serie tv internazionali.

Programma: Si tratta di un workshop molto pratico: ad ogni iscritto, una volta confermata la prenotazione, verrà richiesto di inviare un soggetto di cinque cartelle. Poco prima del workshop, una commissione interna ne selezionerà uno: su quello si lavorerà in gruppo assieme a Umberto Contarello.

Il workshop si rivolge a: professionisti anche di discipline limitrofe, studenti e appassionati con una buona disposizione alla scrittura. Unica condizione: saper scrivere bene e avere voglia di farlo.

Strumenti necessari: Computer portatile e materiale per scrivere. Durante il corso verranno indicati dei tool professionali per la sceneggiatura.

Dove: da Acqua su Marte, via Alessandria 3, Milano – MM Porta Genova

Quando: sabato 20 e domenica 21 maggio, ore 9-13 e 14 -18